Parlamento italiano vota no all'inserimento del fiscal compact nei trattati europei

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14-02-2018

Le Commissioni Bilancio e Politiche europee della Camera dei Deputati hanno nei giorni scorsi votato no all'unanimità all'inserimento del Fiscal Compact nei trattati europei, come invece richiesto dalla nuova proposta di Direttiva promossa dalla Commissione Europea, che dovrebbe venire approvata entro giugno 2018. Un primo dato da rilevare è che un pronunciamento del Parlamento, per quanto tenuto in sordina prima e dopo il voto, è finalmente arrivato. Un pronunciamento che va in direzione di quanto sostenuto con la petizione Stop Fiscal Compact promossa da ATTAC Italia (cui MC ha aderito) lanciata proprio per chiedere un secco NO al Parlamento italiano.

Vittoria, dunque? Meglio dire che la nostra campagna ha segnato un punto, in un percorso che, oltre che lungo, è tutt'altro che lineare.

Innanzitutto perché il voto della Camera dei Deputati, vincolante a livello europeo, potrebbe essere modificato da un diverso pronunciamento del governo che uscirà dalle elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Facile leggere, da questo punto di vista, motivazioni elettoralistiche sull'unanimità del NO, dato che, notoriamente, tutti i partiti amano alzare la voce contro i vincoli europei prima del voto, salvo poi inginocchiarvisi dal giorno successivo.

Inoltre, le Commissioni Bilancio e Politiche europee, nella medesima seduta, si sono pronunciate favorevolmente rispetto alle altre due proposte contenute nella bozza di direttiva europea, l'istituzione di un super Ministero europeo delle Finanze e l'istituzione del Fondo Monetario Europeo.

Nessuna inversione di rotta all'orizzonte dunque, ma va sottolineato come sul tema Fiscal Compact sia molto chiaro a tutte le forze politiche cosa ne pensino le popolazioni: meglio blandirle in campagna elettorale, salvo poi scoprire le carte a nuovo governo formato.

A tutte e tutti noi il compito di costruire consapevolezza collettiva e mobilitazione sociale per rimettere in discussione dall'ultima proposta di nuovo assetto europeo all'origine di tutte le politiche di austerità: il Trattato di Maastricht del 1992. Perché 25 anni di liberismo bastano a avanzano.

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